Il Cav. e il silenzio dei garantisti
Il garantismo non è un’esclusiva dei berlusconiani, questi anzi sono stati spesso accusati, non sempre a torto, di esercitarsi nella difesa delle prerogative degli imputati solo quando appartenevano al loro giro. Paradossalmente il garantismo, nel mondo, è una caratteristica tipica della sinistra liberal, che si contrappone a una visione conservatrice che guarda solo alla “legge e ordine”. D’altra parte anche in Italia le origini del garantismo sono di sinistra, la stessa fondazione della corrente di Magistratura democratica fu imperniata su questi princìpi.
24 AGO 20

Il garantismo non è un’esclusiva dei berlusconiani, questi anzi sono stati spesso accusati, non sempre a torto, di esercitarsi nella difesa delle prerogative degli imputati solo quando appartenevano al loro giro. Paradossalmente il garantismo, nel mondo, è una caratteristica tipica della sinistra liberal, che si contrappone a una visione conservatrice che guarda solo alla “legge e ordine”. D’altra parte anche in Italia le origini del garantismo sono di sinistra, la stessa fondazione della corrente di Magistratura democratica fu imperniata su questi princìpi. Per questo è lecito aspettarsi che la sentenza milanese sul caso Ruby, una sentenza basata sull’evidente pregiudizio, al punto da considerare false tutte le testimonianze pro reo per non tenerne conto, susciti interrogativi anche negli ambienti garantisti non berlusconiani o anche apertamente antiberlusconiani.
La difesa dello stato di diritto è inseparabile dall’immagine pubblica di una democrazia avanzata. Se invece si considera tollerabile una condotta processuale anomala o fortemente influenzata da pregiudizi colpevolisti, quando questa va a colpire un avversario, persino un “nemico” politico, si fanno saltare le basi stesse del garantismo, quelle tanto spesso invocate proprio contro il Cav.: l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Non esistono altri casi di concussione senza concussi o di prostituzione senza prostitute, di lettura a senso unico delle testimonianze. Qualcuno può seriamente pensare che Silvio Berlusconi abbia subìto un “giusto processo”? Questi elementi sono chiari a chi conserva una visione equilibrata della giustizia, affiorano seppure in modo quasi subliminale in alcuni autorevoli commenti. La vicenda processuale farà il suo corso e non saranno le opinioni espresse a condizionarla, ma una convivenza civile basata su elementari princìpi di garanzia dei diritti della persona, che è poi il fondamento di qualsiasi “pacificazione”, si può reggere solo sulla consapevolezza che questi diritti saranno difesi sempre e per tutti, anche per chi è distante politicamente. Seppure poco esibita, la coscienza garantista è più diffusa di quanto sembri e c’è da sperare che troverà il modo per farsi sentire in questa occasione cruciale.